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IL CONFLITTO TRA PIATTAFORME DEL CIBO E LAVORATORI SI STA DIFFONDENDO IN EUROPA?

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di Callum Cant
26 febbraio 2018

Il conflitto dei lavoratori delle piattaforme si sta diffondendo in diverse parti d’Europa. In questa auto-inchiesta, i lavoratori presentano un’analisi approfondita della riorganizzazione del processo produttivo e della resistenza che ne è derivata. Contro qualsiasi “pessimismo tecnologico”, questa ricerca dal basso dimostra che sta prendendo forma un nuovo ciclo di lotte transazionali
In Italia negli ultimi mesi si stanno moltiplicando le lotte e gli scioperi dei lavoratori delle piattaforme, in particolare quelle alimentari (Deliveroo, Foodora, Just Eat, ecc.). A Bologna si sono organizzati i Riders Union a Roma e a Padova le Clap (Camere del Lavoro Autonomo e Precario) lanciano un appello ad organizzarsi anche in altre città. In questo senso può essere utile leggere questa importante auto-inchiesta sulla crescita delle lotte in Europa.

L’importanza delle ricerche militanti sulle piattaforme di consegna pasti a domicilio è importante per due motivi. Primo, il segmento della classe capitalista che controlla queste piattaforme è stato il primo ad adottare la gestione algoritmica che ha trasformato il processo produttivo tradizionale della consegna cibo attraverso l’automazione della supervisione. Secondo, i lavoratori delle piattaforme hanno resistito alle condizioni create da questa riorganizzazione del processo produttivo, sfociando in una serie di schermaglie tra lavoratori e padroni.
Nonostante questa combinazione di rilevanza politica e tecnica, molti militanti hanno una comprensione limitata sulle attuali dinamiche di resistenza dei lavoratori delle piattaforme alimentari. Vengono viste come un semplice caso-studio generico sulla resistenza dei lavoratori in condizioni di rapido cambiamento tecnologico o come un fenomeno marginale confusionario. Queste due visioni errate non colgono la realtà dei fatti e sono state messe in discussione dall’emergere di un recente filone di ricerche fatte dai lavoratori delle piattaforme alimentari.
Queste inchieste hanno sviluppato un punto di vista approfondito sulla riorganizzazione del processo produttivo e sulla resistenza dei lavoratori che ne è derivata. Grazie a queste ricerche possiamo comprendere gli elementi generali della composizione di classe delle piattaforme alimentare. Ora abbiamo l’opportunità per andare avanti.
La resistenza dei lavoratori di queste piattaforme si sta diffondendo in diversi paesi. Ad agosto è stato affermato che stavamo assistendo ad un’ondata di azione ed organizzazione transnazionale. Nei mesi successivi, scioperi e proteste sono dilagate in Olanda e Belgio ma finora è stato difficile riuscire ad analizzare quest’ondata di resistenza dei lavoratori. La mancanza di dati consistenti sul numero, il luogo e l’intensità degli scioperi e delle proteste si è dimostrata essere un serio ostacolo. Questo articolo cerca di aggirare il problema e, a tale scopo, illustra i risultati di un progetto di ricerca minore che si prefiggeva l’obiettivo di raccogliere proprio quei dati concreti di cui siamo sprovvisti.

Dati dal Basso
Prima di potersi organizzare, i lavoratori hanno bisogno di comprendere la propria situazione. Questo tipo di ricerca non ha una funzione didattica specialistica, ma costituisce la base di qualunque conflitto di classe e rappresenta il primo passo da compiere per realizzare inchieste fatte dai lavoratori. Questo articolo illustra i risultati di un progetto di ricerca portato avanti dai lavoratori stessi che ha raccolto i dati sugli scioperi e le azioni di protesta all’interno delle piattaforme alimentari. L’obiettivo è quello di fare in modo che i lavoratori e i loro sostenitori prendano coscienza della loro situazione e agiscano di conseguenza.
Le statistiche ufficiali sugli scioperi non descrivono a sufficienza la resistenza all’interno delle piattaforme alimentari. I lavoratori hanno uno status lavorativo atipico e tendono ad utilizzare tattiche di sciopero e di protesta informali. Questo rende inefficace la raccolta dati basata sul sindacalismo tradizionale. Possiamo presupporre che i padroni delle piattaforme alimentari raccolgano statistiche ad uso privato, ma ovviamente queste non sono accessibili ai lavoratori. Come risultato, la percezione dell’ampiezza della resistenza della classe lavoratrice è rimasta parziale e locale. Un processo di comunicazione lavoratore-lavoratore potrebbe però superare tale isolamento. Molte conoscenze delle diverse aree locali possono essere sviluppate collettivamente fino a formare un quadro generale.
Questa ricerca si pone l’obiettivo di facilitare tale comunicazione. I partecipanti erano tutti lavoratori e sostenitori facenti parte di una rete europea di piattaforme alimentari diffusa in sette paesi: Regno Unito, Olanda, Germania, Spagna, Belgio, Francia e Italia. Ai membri di questa rete è stato chiesto di riportare i dati sulle proprie proteste ed i propri scioperi. Questi report erano composti da tre elementi: descrizione, stima del numero di lavoratori coinvolti e collegamenti ad articoli dei media o alle discussioni fatte dai partecipanti. Questi rapporti sono poi stati messi insieme in una timeline collettiva che ha così potuto fornire le informazioni per un dataset indipendente sulla resistenza dei lavoratori.
Questa metodologia ha delle chiare limitazioni. All’interno della rete europea esistono diversi livelli di connessione tra i lavoratori dei diversi paesi. Inevitabilmente, alcuni scioperi e proteste sarebbero sfuggiti alla raccolta dati. Le forme generalmente assunte dalla resistenza dei lavoratori nelle piattaforme alimentari non aiutano a superare questa incompletezza. Gli elementi peculiari di queste forme includono leadership distribuita, disconnessione dai sindacati e mobilitazioni spontanee in risposta alle condizioni di lavoro (rendendo la raccolta dati ancora più difficile).
Il metro di giudizio utilizzato nell’analisi del dataset è il numero totale di lavoratori mobilitati in un mese. E questo ha i suoi difetti. Ci sono due esempi di mobilitazioni che sono durate per più giorni: lo sciopero di Londra dell’agosto 2016 e quello di Marsiglia del marzo 2017. In entrambi i casi, i lavoratori hanno scioperato per giorni ma sono stati conteggiati come se avessero scioperato per un singolo giorno. Il parametro vacilla anche quando bisogna distinguere tra scioperi e proteste. Scioperi e proteste sono forme di azione diverse ma ogni lavoratore mobilitato conta allo stesso modo. Questi limiti sono frustranti ma anche in qualche modo inevitabili. I dati dal basso non saranno mai perfetti, l’importante è che siano buoni a sufficienza per contribuire all’espansione e allo sviluppo della resistenza dei lavoratori delle piattaforme alimentari.

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