ABITAZIONI DIGNITOSE PER I LAVORATORI DI ERBE BIANCHE

ABITAZIONI DIGNITOSE PER I LAVORATORI DI ERBE BIANCHE

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da Change.org

Quanto vale la sicurezza?
Probabilmente tutto. Nelle ultime settimane parole come sgombero, rischio per la salute sono diventate poco a poco familiari all’interno della comunità di Campobello di Mazara (TP).

Come spesso accade, per questioni che invece richiederebbero lo sforzo unitario di tutti, il paese si è diviso. Da un lato coloro i quali sostengono le ragioni dello sgombero, rimandando a ragioni quali la sicurezza, il decoro e persino il rischio di terrorismo di matrice islamica, dall’altro chi prova ad individuare soluzioni, a percorrere strade non ancora battute, forse visionarie, invitando prima se stessi e poi gli altri a guardarsi dentro, per chiarire ciò che si è e ciò che si vuole.
La narrazione dei fatti ci porta a prendere posizioni contrarie alle politiche estemporanee e mai strutturali messe in campo dalle Istituzioni che prevedono stanziamenti di fondi speciali. Soldi usati per finanziare soluzioni che al momento sono temporanee ma che – come già accade in altri posti d’Italia – rischiano di diventare definitive e costose.
Da tempo sosteniamo, con scarso successo, che l’unica soluzione alternativa alla tendopoli, il cui accesso durante la scorsa stagione olivicola era riservato ai soli lavoratori con regolare contratto di lavoro e permesso di soggiorno, in un territorio dove la maggior parte o è costretta a lavorare in “nero” o riceve dei contratti fittizi, sia l’individuazione attraverso un censimento delle case sfitte che ricadono nel territorio.
Attraverso una mediazione da parte dell’Amministrazione comunale si potrebbe creare un incontro tra l’offerta, rappresentata dalle case sfitte a Campobello, e la domanda da parte dei lavoratori stagionali.
Quest’anno la sistemazione dell’ex oleificio di Fontane d’oro ha avuto un costo di circa 52.000 € a cui andranno aggiunti circa 61000 € necessari alla bonifica di Erbe Bianche. Cosa rimane alla data odierna? Nulla o quasi.
Pensiamo a quante case potrebbero affittarsi con tale somma. Provando a semplificare ed ipotizzando un canone mensile di 250€ si arriverebbe a 226 immobili, 226 case che potrebbero ospitare i lavoratori stagionali per almeno 2 mesi.
Potrebbero tali somme ravvivare il tessuto economico di Campobello? Noi crediamo di sì.
Per essere chiari ed evitare facili e sterili strumentalizzazioni: noi non chiediamo di utilizzare le somme per pagare gli affitti, sosteniamo, invece, l’idea di utilizzare queste somme per creare un fondo di garanzia, utile alla gestione di qualsiasi tipo di esigenza. Tale cassa sarebbe gestita da rappresentanti delle Istituzioni, dei lavoratori stagionali, dei proprietari delle case e delle associazioni.
A Campobello di Mazara i proprietari hanno il timore di affittare e proprie case agli africani perché immaginano di vedere i propri immobili danneggiati. La stessa cosa avveniva negli anni Novanta con i Maghrebini che dalle coste del Nord Africa arrivavano nel territorio per cercare lavoro, spesso in agricoltura. Nessuno era disposto ad affittare loro le case, ma nel corso di un decennio la situazione è mutata. Adesso è diventato “normale” vedere famiglie o piccoli gruppi prendere in affitto le case dei locali.
Da Novembre abbiamo iniziato un percorso che chiede all’Amministrazione di attivare la residenza virtuale: uno strumento che seppur semplice garantirebbe l’accesso a servizi e diritti di base alle decine di persone che ormai abitano stabilmente a Campobello, sgonfiando la crescente contrapposizione mediatica tra regolari e irregolari. Ad oggi non conosciamo lo stato di avanzamento della richiesta, ma sappiamo che l’ufficio anagrafe ha completato l’iter di propria competenza. Ora tutto passa nelle mani della politica.
A tal Proposito si legge nella guida Diritto alla residenza dei richiedenti e beneficiari di protezione internazionali che: “In Italia, l’iscrizione nelle liste anagrafiche della popolazione residente di un comune afferisce al diritto costituzionale di circolare e soggiornare liberamente sul territorio nazionale (art. 16 Cost.), e nel contempo è requisito essenziale per poter effettivamente esercitare altri diritti fondamentali. È in ragione di ciò che l’iscrizione anagrafica rappresenta un presupposto per qualsiasi processo d’integrazione degli stranieri, compresi i beneficiari di protezione internazionale e i richiedenti asilo […]. Il diritto di residenza si esercita mediante l’iscrizione nelle liste anagrafiche della popolazione residente in un determinato comune, la cui tenuta è affidata al sindaco, nella sua veste di Ufficiale di Governo. L’iscrizione è il presupposto per esercitare effettivamente determinati diritti fondamentali e civili, come le prestazioni di assistenza sociale, alcune prestazioni sanitarie, l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica e i diritti politici”.
Da mesi, quindi, insieme ai braccianti africani proponiamo all’amministrazione di campo bello soluzioni reali per garantire i diritti dei lavoratori, ma l’unica soluzione ad oggi adottata dal comune è lo SGOMBERO del ghetto di erbe bianche senza preoccuparsi minimamente sia sul piano politico che concreto sul dove andranno a vivere i lavoratori.
Chiediamo dunque che si attivi immediatamente la procedura per l’attuazione della residenza virtuale, che si faccia partire il “piano casa” cosi come da noi proposto e che si blocchi immediatamente lo sgombero del ghetto di Erbe Bianche in attesa di una reale soluzione abitativa per tutti i lavoratori.
Tutto ciò per noi vuol dire sicurezza: garantire i diritti dei lavoratori. La “sicurezza” per tutti i Campobellesi si garantisce cercando di alleviare il disagio e migliorando le condizioni di vita dei lavoratori stagionali. Se stanno peggio loro, stiamo peggio tutti. Una casa dignitosa per gli africani, vi sembra strano, difficile, assurdo ma vale la pena provarci perché è l’unica possibilità e opportunità che abbiamo per normalizzare e tutelare la vostra stessa sicurezza.

 

 

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