Appello del Hotel City Plaza di Atene contro gli accordi dell’Unione Europea

Appello del Hotel City Plaza di Atene contro gli accordi dell’Unione Europea

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di Hotel City Plaza

15 marzo 2018

In occasione della Giornata internazionale contro il razzismo, e dei due anni trascorsi dalla firma dell’accordo UE-Turchia, il 17 marzo mobilitazione ad Atene

Giornata di mobilitazione internazionale contro gli accordi dell’Unione Europea
17 marzo 2018

(english below)

Persone provenienti da tutto il mondo fuggono dalla guerra, dalla povertà, da torture, da persecuzioni etniche o religiose e dalla schiavitù, con la speranza di arrivare e stabilirsi in Europa. Ma anche all’interno dell’Unione europea le/i migranti affrontano condizioni terribili.

Invece di combattere le cause della migrazione, l’UE sta facendo tutto il possibile per impedire loro di arrivare. Esternalizza i confini attraverso patti con altri Stati, nel tentativo di tenere nascoste, lontano dal nostro sguardo le sofferenze delle rifugiate e dei rifugiati. Questi accordi, tesi a impedir loro di raggiungere il territorio europeo, rendono la loro situazione ancor più difficile nei Paesi di transito.

L’accordo del 2016 fra Unione Europea e Turchia è stato un primo esempio di questa strategia: alla Turchia vengono dati miliardi di euro dall’UE per trattenere le rifugiate e i rifugiati all’interno del Paese. Il denaro dell’UE, quindi, alimenta direttamente le politiche di guerra di Erdoğan, che hanno recentemente portato all’invasione di Afrin, nella Federazione Democratica della Siria del Nord, uccidendo finora decine di persone. Le/i migranti sono sistematicamente tenuti in centri di detenzione e deportati dall’UE alla Turchia senza neppure verificare le motivazioni per cui fanno richiesta di asilo.

Di conseguenza, molte meno persone riescono a raggiungere le isole greche del Mar Egeo, dove le condizioni di vita sono particolarmente terribili anche a causa dell’accordo che impedisce alle rifugiate e ai rifugiati di trasferirsi nella Grecia continentale. Sono costretti a rimanere in “hot spot” sovraffollati dove le richieste di asilo vengono sistematicamente respinte, avendo a disposizione poche risorse di cibo, di acqua, di elettricità e in cattive condizioni sanitarie. Le persone che sono nelle isole hanno ripetutamente dato voce al loro scontento attraverso proteste, rivolte e scioperi della fame.

Anche in Libia ogni giorno le/i migranti vengono imprigionati in centri di detenzione privati, torturati e venduti come schiavi.
Soffrono per l’estremo sfruttamento e per le violenze cui vengono sottoposti. L’UE sta finanziando l’espansione di questi centri di detenzione.
Nel frattempo, implementando gli accordi di Malta, l’Europa sta addestrando e rifornendo tecnicamente la “Guardia Costiera” libica affinché conduca cosiddette “operazioni di salvataggio” che sono in realtà respingimenti in Libia.

Nelle enclaves spagnole di Ceuta e Melilla, le/i migranti sono illegalmente e direttamente rimandati in Marocco. I finanziamenti dell’Unione Europea sostengono abusi, percosse e uccisioni perpetrate dalle polizie marocchine e spagnole. Chi cerca di raggiungere il continente spagnolo affronta un viaggio che costituisce una minaccia per la propria vita. In Spagna le rifugiate e i rifugiati sono abitualmente intrappolati in centri di detenzione in cui sono virtualmente prigioniere/i.

I patti citati, tuttavia, non sono i soli accordi esistenti; altri simili, stretti con altri Stati e regimi come l’Eritrea e il Sudan sono già stati implementati o pianificati.

Anche all’interno dell’UE la cosiddetta gestione della migrazione sta costantemente crescendo; il 2017 ha visto la costruzione continua di barriere e l’intensificazione dei controlli alle frontiere dei Balcani. Nuove recinzioni sono state erette in Bulgaria, dove il leader di destra Krasimir Karakachanov spinge le forze militari ad agire contro le/i migranti. La Germania, l’Austria, la Svezia e altri Paesi europei continuano a deportare persone in Afghanistan, nonostante i persistenti bombardamenti che avvengono nel Paese, e stanno introducendo nuove misure per deportare anche le/i minori in Marocco.

Nel frattempo, il Regolamento di Dublino sta costringendo a forza le/i migranti a rimanere nei Paesi di frontiera dell’UE, o li sta costringendo a tornarvi. Continuando ad applicare pratiche inumane di deportazione all’interno dell’Unione Europea si perpetuano politiche di esclusione e oppressione.

Tutto ciò, tuttavia, non passa inosservato – continuiamo a lottare contro tutte le forme di razzismo anti-migranti dell’UE, contro gli sporchi accordi e le loro conseguenze mortali!
Le politiche anti-migrazione dell’UE ha molti aspetti, mostriamo le loro connessioni e uniamo le nostre lotte!

In occasione della Giornata Internazionale Contro il Razzismo, e dei due anni trascorsi dalla firma dell’accordo UE-Turchia, il 17 di marzo torneremo nelle strade! Unitevi a noi per lottare insieme contro il regime delle frontiere dell’UE e per un mondo senza nazioni e confini!
Agite ovunque voi siate e siate parte di questa giornata internazionali di azione!
Lottiamo contro il regime criminale della Fortezza Europa!
Fermiamo il finanziamento dell’UE alla schiavitù in Libia!
Fermiamo gli sporchi accordi sulla migrazione dell’Unione Europea!
Fermiamo la guerra alle/ai migranti!
Lottiamo per la libertà di movimento e per passaggi sicuri!

#OpenTheIslands!
Refugee Accommodation and Solidarity Space City Plaza

 

Stop the EU Dirty Migration Deals
Refugee Accommodation and Solidarity Space City Plaza: International call for the 17th March 2018 – European day against all anti-migration policies between states

People from all over the world flee war, poverty, torture, political, ethnic as well as religious persecution and slavery with the hope to arrive and settle in Europe. But even inside the EU migrants face terrible conditions. Instead of fighting against the causes of migration, the EU is doing everything to stop people from coming. It externalises its borders through deals with other states in an attempt to keep the suffering of refugees out of sight. These arrangements aim to keep people from reaching EU-territory and easily aggravate the situations in transit countries.

The 2016 deal between the EU and Turkey is a prime example of this strategy: Turkey is paid billions of Euros by the EU to detain refugees in the country. The EU’s money therefore directly fuels the nationalist war-mongering policies of Erdoğan that recently lead to the invasion of Afrin in the Democratic Federation of Northern Syria, killing dozens so far. Migrants are systematically kept in detention centers and deported from the EU to Turkey without even checking their reasons for asylum.

As a consequence, far less people manage to reach the Greek Aegean Islands, where the conditions are especially horrible following the deal that refugees may not enter the Greek mainland. They have to stay with little food, water, electricity and bad sanitary conditions in overcrowded “hot spot” camps, where asylum claims are systematically rejected. People on the islands have repeatedly voiced their discontent through protests, riots and hunger strikes.

In Libya, too, everyday migrants are imprisoned in private detention centers, tortured and sold as slaves. They suffer extreme exploitation and violence. The EU is funding the expansion of these detention centres. Meanwhile, by implementing the Malta agreement, Europe is training and technically supplying the Libyan “coastguards” to carry out so-called “rescue operations” that are in fact illegal push-backs to Libya.

In the Spanish enclaves of Ceuta and Melilla, migrants are illegally and directly sent back to Morocco. The EU’s funding supports abuse, beatings and killings by the Moroccan and Spanish police. Those who try to reach the Spanish mainland by sea face a life-threatening trip. In Spain refugees are usually trapped in detention centres where they are virtually prisoners.
The named deals are not the only agreements, however; similar ones with other states and regimes such as Eritrea and Sudan are either already implemented or being planned.

Also within the EU, the so-called migration management is steadily increasing; 2017 saw the continued building of fences and intensified border controls across the Balkans. New fences have been erected in Bulgaria, for example, where the right-wing leader, Krasimir Karakachanov, pushes for military force against migrants. Germany, Austria, Sweden and other European countries continue to deport people back to Afghanistan despite persistent bombings in the country, and are introducing new measures to deport minors back to Morocco.
In the meantime, the Dublin-Regulations are forcefully keeping migrants in the EU’s external countries or deporting them there. By keeping up inhuman deportation practices within the European Union they continue to maintain exclusionary policies of oppression.

But all of this does not go unnoticed – we continue to fight against all of the EU’s racist anti-migration policies, dirty deals and its deadly consequences! The eurpoean anti-migration policy has many sides, so let’s show up their connections and unite our struggles!

On the occasion of the International Day Against Racism and two years after the signing of the EU-Turkey deal we will take again the streets on the 17th of March! Join our fight Let’s fight together against the EU-border regime and struggle with us for a world without nations and borders!

Take action wherever you are and be part of this international day of action!

Stand up against the criminal regime of Fortress Europe!
Stop Europe’s funding of slavery in Libya!
Stop the EU Dirty Migration Deals!
Stop Wars on Migrants!
For freedom of movement and safe passages!
#OpenTheIslands!

Refugee Accommodation and Solidarity Space City Plaza

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