MARCHIONNE E GLI EREDI AGNELLI CHIUDONO MIRAFIORI A LUGLIO 2018

MARCHIONNE E GLI EREDI AGNELLI CHIUDONO MIRAFIORI A LUGLIO 2018

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Cobas Mirafiori
06/03/2018 23:10
FCA Italy ha ormai programmato e deciso un drastico e irreversibile taglio delle produzioni e degli stabilimenti, con la conseguente espulsione di migliaia di lavoratori. Questa volta tocca a Mirafiori essere la prima vittima di questo percorso terminale e in tempi anche abbastanza brevi.
Infatti a luglio 2018 alla FCA-Mirafiori scade il 3° anno di ammortizzatori sociali, le leggi volute e modificate dal governo Renzi hanno stabilito che non ve ne potranno essere altri. Né del resto sia Marchionne sia gli eredi Agnelli non hanno alcuna intenzione di chiederne di nuovi: per loro è evidentemente giunto il momento di gettare la maschera e chiudere il sipario !
Le storiche Carrozzerie di Mirafiori oggi occupano solo 3659 dipendenti. Fatti salvi 133 capetti, i rimanenti 3526 lavoratori sono tutti in contratto di solidarietà, con un esubero dichiarato di colpo raddoppiato a 2080 lavoratrici e lavoratori. Che non hanno alcuna prospettiva di futuro occupazionale, neanche per la cifra residua, dato che l’unico modello auto “trainante” (la Levante) benché prodotto da soli due anni si sta rapidamente avviando alla fine del ciclo, senza che altri possano sostituirlo. Sta succedendo né più ne meno quello che a settembre 2016 avevamo già ben chiaro: il “rientro di tutti” dalla Cigs attraverso il Contratto di Solidarietà era in realtà lo strumento per giungere in un paio d’anni a chiudere la partita e mettere la parola “fine” allo storico stabilimento di Mirafiori” !
Ma anche negli altri stabilimenti italiani la situazione è drammatica.
A Pomigliano, dove sono occupati 3500 lavoratori di cui 1500 in Cig, fino a qualche settimana fa si facevano straordinari , FCA ha dichiarato lo stop già da marzo della produzione della Panda, così che anche i 2000 in attività verranno mandati a casa, e la loro prevedibile espulsione avverrà a breve, dicembre 2018.
A Cassino, ci sono 4000 lavoratori, ed è lo stabilimento dove fino ad alcuni mesi fa centinaia di lavoratori venivano deportati da Pomigliano, oltre all’uso di centinaia di interinali, per la produzione della Stelvio. Ma oggi, dopo la stabilizzazione di soli 300 precari, la minaccia di 1800 esuberi tuttora pende sullo stabilimento cassinate.
A Melfi la produzione della Renegade prosegue, ma sulla Punto è iniziato lo stop con alcune settimane di cassa integrazione.
A Pratola Serra campane a morto, data la programmata e comunicata cessazione della produzione del diesel. Non è immediata, ma la fine dello stabilimento è praticamente certa.
Sono solo le più evidenti criticità di quanto sta avvenendo nel gruppo FCA. Ormai anche le anime belle e sempre disposte (o interessate) a dare credito a questa multinazionale dovrebbero aver perso qualsiasi voglia di credere ad una ripresa od anche solo ad un mantenimento della produzione dell’auto in Italia. Le grandi marche (Toyota, Nissan, Mercedes, Peugeot, VolksWagen,..) da tempo hanno investito e producono auto “ibride ed elettriche”, la FCA tira a campare con produzioni residuali, senza futuro. E allora bisogna prenderne atto, con tutto quello che ne consegue.
Non ha senso chiudere gli occhi, ma neanche sperare in un qualche intervento salvifico da parte di governi ed istituzioni che hanno sempre concesso credito alle aziende e non si sono mai preoccupati di tutelare il lavoro, anzi, hanno attivato leggi contro i lavoratori che ledono la loro condizione e la dignità, vedi Jobs act .
—-continua>
Salvo poi accorgersi – come nel caso eclatante dell’Embraco – che le aziende sono capitanate da “gentaglia” pronta a gettare sulla strada centinaia di famiglie senza alcun stato di crisi ma per un puro calcolo di beneficio economico. Ma anche qui continuando ad ossequiare queste stesse aziende, presentando come una vittoria l’accordo (elettorale) raggiunto con l’Embraco per 10 mesi di paga a fronte di una rassegnata accettazione del proprio licenziamento a novembre 2018.
E’ probabile che anche in FCAsi segua un simile “accordo Embraco”. Ovvero a cercare di lenire la chiusura di stabilimenti come Mirafiori e l’espulsione di migliaia di lavoratori, con l’elemosina di ulteriori briciole di ammortizzatori sociali in cambio dell’assenso al macello.
FACCIAMO APPELLO ALLA MOBILITAZIONE
POPOLARE E DEI LAVORATORI
SIAMO PRONTI A VENDERE CARA LA PELLE! A non piegarci alla rassegnazione, a non accettare questa condizione come ineluttabile, e quindi ci mobilitiamo perché a breve ci siano risposte in tutti gli stabilimenti, coordinandoci e lottando insieme con tutti coloro che hanno continuato a non abbassare la testa, per arrivare agli scioperi in tutto il Gruppo FCA e a livello territoriale con le popolazioni preoccupate dalle chiusure.Con questi obiettivi:
Nessuna organizzazione sindacale deve avere il mandatoper firmare ulteriore concessioni a FCA, nessun consenso comunque mascherato deve essere dato alle espulsioni dalla fabbrica, nessuno scambio è accettabile tra qualche spicciolo e l’accettazione supina del destino a cui ci vogliono condannare.
La consapevolezza di quanto sta accadendo ci serve per mettere insieme le forze e lottare: non abbiamo sicuramente niente da perdere : ilproblema di ciascuno di noi è ormai il problema di tutti.
Fiat nei precedenti decenni mentre ci sfruttava ha accumulato dallo Stato miliardidi sovvenzioni che superano di tante volte il valore dei suoi stabilimenti, ed ha prelevato dalle nostre tasche e dalla nostra salute tutto quello che poteva prenderci. Ora non può essergli consentito di sbatterci fuori e di lucrare ridestinando l’uso dei “suoi” siti per speculazioni affaristiche/residenziali.
Se FCA – come sta facendo ormai da anni – vuole continuare a spostare le produzioni dell’auto all’estero fino a quasi estinguerle in Italia deve pagare un costo proporzionato a quanto ha ricevuto finora:le lavoratrici ed i lavoratori devono continuare ad avere un lavoro e un salario garantito. Se FCA vuole andarsene deve lasciare,restituire le aree e gli stabilimenti al territorio che li contiene, aprendo la strada alla riconversione delle attività e al ricollocamento degli attuali dipendenti senza poter pretendere alcun corrispettivo.
Certo, sappiamo che questo significa porsi obiettivi che superano ampiamente l’orizzonte sindacale classico, al quale ci hanno per troppo tempo voluto abituare. Ma ci pare anche l’unica proposta seria ed “equa”, ed anche per questo probabilmente la sola credibile.
Cominciamo a farci sentire: giovedì 8 marzo dalle ore 10 ci sarà un incontro in regione Piemonte in piazza Castello 150 a Torino con un confronto tra istituzioni e sindacati sulla FCA. Vediamo di esserci e di rendere visibile il nostro NO a quel destino cui Fiat-Fca ed i suoi sodali vogliono condannarci.
Cobas Mirafiori – Confederazione Cobas

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