Strage d’innocenti

Strage d’innocenti

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Proteste a Roma da parte della comunità curda per l’accoglienza riservata al dittatore Erdogan, responsabile delle stragi in Kurdistan.

 

Roma 5 Febbraio. Una città blindata per la visita di Recep Tayyip Erdogan, il presidente della Turchia. I manifesti e gli striscioni della comunità romana dei Curdi e dei manifestanti parlano chiaro “Erdogan Not welcome”. Ma le istituzioni hanno ignorato le proteste, creando intorno al dittatore un cordone di sicurezza a tutela di un uomo che arriva ad essere, date le leggi vigenti, legittimo assassino di bambini. L’oppressore dei Curdi, degli Yazidi, degli Armeni. L’uomo che odia le minoranze etniche, che ha messo in atto la repressione più sordida sul suo popolo, che ha fatto epurazione sugli insegnanti, sui giornalisti, sugli artisti, sugli scrittori, sugli intellettuali. Erdogan è un dittatore criminale, ha le mani sporche di sangue del popolo curdo, massacrato nel nuovo attacco in Siria.

Ѐ accaduto nel Rojava, regione siriana nord occidentale, nel distretto di Afrin. Lì regna l’inferno e la mano diabolica è quella di Erdogan, il boia. Quello che succede ad Afrin lo denuncia Fran Equiza rappresentante dell’Onu in Siria “Lo spaventoso numero di bambini uccisi in Siria nelle ultime due settimane è aumentato di giorno in giorno, con l’acuirsi delle violenze. Ad Afrin le famiglie stanno fuggendo in altre aree del distretto, in cerca di protezione nei campi già sovraffollati. Alle persone che stanno cercando di lasciare l’area in cerca di un luogo sicuro sarebbe stato impedito di lasciare Afrin. Secondo le notizie che ci arrivano, le violenze sono così feroci che le famiglie rimangono confinate nei seminterrati degli edifici”.

Eppure Afrin era il rifugio sicuro per molti profughi siriani, ma il boia non ha lasciato scampo. Se sono profughi e cercano un luogo di pace e l’hanno trovato, allora quel luogo deve essere bombardato e i profughi uccisi. Dai fatti realmente accaduti è presumibilmente questa la cinica logica assassina di Erdogan. Di una ferocia e disumanità inaudite. Possiamo parlare di crimine contro l’umanità, parimenti a quello messo in atto dall’Isis a cui il dittatore turco ha offerto sostegno economico. Ѐ per questo che la mano di Erdogan, come i media hanno mostrato ripetutamente, non avrebbe dovuto essere stretta dai capi di Stato. Fra cui si annovera anche Bergoglio, il papa, populisticamente detto amico degli umili, dei sofferenti, degli ultimi, di quelli che nessuno vuole, dei migranti in fuga dalla guerra e dalla fame.

Il 5 febbraio, picchetti d’onore e Gentiloni ad aprire le “danze” del benvenuto. Circa un’ora di colloquio con il Presidente Mattarella e pranzo di gala al Quirinale. Il dittatore, il boia dei Curdi è stato accolto con fasti e onori e sono state messe in atto misure di sicurezza eccezionali a blindare la città. E represse le proteste dei manifestanti. Così com’è avvenuto a Castel Sant’Angelo, dove una rappresentanza della collettività curda e altri manifestanti appartenenti a realtà sociali cittadine stavano attivando una protesta contro l’infausta accoglienza. Ѐ finita a manganellate e a sequestri di persone. Questo è lo stile, ormai consolidato delle nuove politiche securitarie di Marco Minniti, un Robin Hood al contrario, che protegge i potenti e dà l’ordine di manganellare chi protesta, ovvero gli emarginati, i deboli e gli invisibili, privi di diritti primari, smantellati da uno Stato d’eccezione.

Ma perché l’odiato dittatore è sbarcato a Roma? Quali sono le motivazioni ufficiali? Sembra che il motivo ufficiale sia lo spostamento in Israele dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. Una questione molto controversa, condannata dall’Onu, a cui anche Italia e Turchia si sono opposte. Ma ben altri interessi tramano sotto l’ufficialità della contestata visita. Interessi che rendono l’Italia complice degli efferati crimini di Erdogan. L’esercito turco compie stragi avvalendosi di strumenti militari forniti da alcuni Paesi dell’Ue. L’Italia collabora con la fornitura degli elicotteri AgustaWestland. Un’attrezzatura infernale che permette di attuare le stragi dei villaggi, così come sta accadendo ad Afrin, dove i profughi cercano invano scampo.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione comunista, in un comunicato esprime tutta la sua contrarietà alle modalità di accoglienza al capo di Stato turco e ai veri motivi, legati a interessi economici fra i due paesi: “L’Italia è complice della cancellazione della democrazia in Turchia e del bombardamento in corso ad Afrin, città della resistenza curda a nord della Siria. Il governo Pd fa affari con il dittatore turco che per rifarsi una facciata investe anche sull’immagine tramite la Turkish Airlines che compra spazi pubblicitari sui media ed entra anche nel calcio”. E conclude il comunicato, lanciando un appello a favore del popolo curdo: “Contro questo vergognoso atteggiamento che vede l’Italia per la seconda volta pugnalare alle spalle il popolo curdo – nel 1998 il governo D’Alema consegnò Ocalan ai Turchi –  bisogna ribellarsi. Di fronte all’ennesimo tradimento dei valori della democrazia e dell’antifascismo da parte del Partito Democratico invitiamo alla massima partecipazione alla manifestazione nazionale indetta dai Curdi per il prossimo 17 febbraio a Roma. Mobilitiamoci con i Curdi, per la pace e la libertà in Turchia e in tutto il medio Oriente,  contro terroristi, dittatori e chi li arma”.

Erdogan e Bergoglio

Le fake e le foto contraffatte, divenute virali in un nanosecondo del papa che bacia il capo al dittatore turco, aumentano lo squallore di tutto il sistema populista che ruota sempre intorno a questi grandi eventi. Utili a fare share sulla rete e nelle tv mainstream e a creare immagini talmente falsate da cadere nelle boutade più clamorose e ridicole che popolano la rete. Ѐ ovvio che il Papa, quale capo della chiesa cattolica, non potrebbe mai scivolare in così squallide performance, come baciare il capo dell’assassino, neanche nell’estremo e caritatevole gesto del perdono. Che poi come si fa a perdonare un boia di bambini? In realtà l’incontro in Vaticano fra i due capi di stato, “Il diavolo e l’acqua santa”, è avvenuto nella modalità più rigida del protocollo. Ѐ vero le mani, fra inferno e paradiso, si sono incontrate e strette, ma con quanta freddezza papale lo evidenziano le immagini. Bergoglio, glielo dobbiamo, è un padrone di casa informale e accogliente, nell’ospitalità non fa differenze, come si addice al suo ruolo istituzionale, ma anche a ciò che deve rappresentare. Parliamo dei principi di uguaglianza e fratellanza che, da laici, nel caso del papa, diventano anche principi di carità e fede religiosa.

Se avesse rifiutato l’incontro, avrebbe inviato un messaggio importante persino a noi comunisti, ma è semplicemente un papa e a questo si è attenuto, all’establishment clero-istituzionale. Certamente Bergoglio, nel colloquio con Erdogan, avrà affrontato la questione dei diritti umani e gli avrà posto il suo netto rifiuto alla guerra contro i Curdi e alla repressione in Turchia. Che poi nello scambio dei doni rituale abbia offerto a Erdogan “un medaglione raffigurante un angelo della pace che strangola il demone della guerra”, abbinato alle preci “Laudato sì” e ad un messaggio per la giornata della Pace, dedicato alla giornata della non violenza (così come riportato anche da Il Manifesto), fa alquanto sorridere per l’ossimoro riferito al destinatario dei doni. Forse il papa che prima di tutto è un uomo, quindi fallibile (il dogma di infallibilità è mera presunzione che solo la chiesa e le religioni…) non si è reso conto di trovarsi davanti ad un assassino legalizzato a cui la politica neoliberista nostrana dà tutto il sostegno.

Ci sfugge il dono che Erdogan ha offerto a sua santità. Immagino, in senso ironico, possa corrispondere alla sua personalità. Quindi potrebbe raffigurare ad esempio una colomba della pace armata fino ai denti o imbottita di tritolo. Sarà meglio tornare ai fatti accaduti nel commentare quanto accaduto ai manifestanti di Castel Sant’Angelo, contemporaneamente a quanto accadeva nei palazzi del Potere, fra strette di mano ipocrite, discorsi volti al mega business e banchetti di gala, in onore di un dittatore (non ci stanchiamo di ripeterlo).

Le proteste: Not welcome Erdogan e il sequestro

Mentre Erdogan e i “nostri” governanti si scambiavano strette di mano e colloquiavano segretamente nelle stanze del potere, qualche centinaio di persone, a Castel Sant’Angelo, continuava a protestare contro le massime istituzioni governative per aver accolto il presidente turco. Da testimonianze, sembra che la protesta fosse comunque pacifica, animata sì da slogan contro Erdogan, ma anche da canti e danze. Per impedire il proseguire della manifestazione, agenti a cavallo hanno caricato i manifestanti e ferito un uomo a manganellate. Infine accerchiando i restanti, fra cui anche dei militanti di Rifondazione, a manifestazione finita, li hanno tenuti sotto sequestro dalle 14 alle 17.40, quando, grazie all’intervento di un dirigente del Prc presso le Forze dell’ordine, sono stati liberati, alla spicciolata.

Come si può definire questo atto repressivo immotivato se non sequestro di persona, a cui le politiche securitarie di Minniti ricorrono ormai ad ogni pur pacifica manifestazione di liberi cittadini? E come si può definire uno Stato che nega ai cittadini il diritto di manifestare se non Staro d’eccezione che protegge un dittatore e toglie la libertà di opinione e di manifestare contro a chi ne è vittima, come sta accadendo alla popolazione turca, in molte città del Kurdistan, ma anche nel nostro Paese? E come si può definire un capo di governo che arma un esercito che fa strage di innocenti, se non un assassino?

10/02/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Pars today

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