Non c’è nulla che spaventi di più l’uomo che prendere coscienza dell’immensità...

Non c’è nulla che spaventi di più l’uomo che prendere coscienza dell’immensità di cosa è capace di fare e diventare!

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Non c’è nulla che spaventi di più l’uomo che prendere coscienza dell’immensità di cosa è capace di fare e diventare!  (S. Kierkegaard)

Provare angoscia di fronte alla libertà di scelta, di fronte alle proprie possibilità di diventare artefici del proprio destino – perché nessuno può garantire l’esito della scelta – è tipico di ogni uomo!

Ma, se a questa angoscia esistenziale se ne aggiunge un’altra legata – al contrario – alla restrizione della libertà e della possibilità di un futuro meno incerto, cosa accade? Accade che si sta vivendo una vita da precario.

Il precario non può scegliere, non può essere artefice del proprio futuro, non può immaginare di essere qualcosa di diverso da ciò che oggi è.

Il suo destino non è “possibilità di …”, ma una ineluttabile “ necessità” già prestabilita da chi si è fatto “Dio” per esercitare il proprio dominio su di lui. E se chi ci governa e detiene il potere decide di ergersi a “Dio”, come ogni “Dio” sarà onnipotente e dominerà su chiunque, nessuno escluso. Pertanto, chi oggi si sente “non coinvolto” perché “non precario” non si illuda: se passa la logica dello sfruttamento, della negazione dei servizi, della negazione continua dei margini di libertà e dei diritti, dal mondo dei precari questa logica investirà a breve l’intero mondo del lavoro e, a cascata, l’intera società.

L’angoscia del precario non è solo l’angoscia esistenziale tipica di ogni uomo, è qualcosa di più, qualcosa di troppo: è un’angoscia dovuta alla impossibilità di qualsiasi scelta, anche sbagliata, impossibilità gestita da chi governa, non in vista del riconoscimento dei diritti sociali, ma di un esercizio del potere attraverso ricatti di ordine materiale o psicologico che fanno molto spesso leva sul senso di responsabilità e sui sentimenti dei lavoratori.

Ecco “i nuovi schiavi” che, disabituati alla libertà ed alla possibilità di scelta, non escono dal tunnel in cui sono stati stipati, nonostante vedano la luce, perché non hanno consapevolezza delle causa della loro condizione né, tanto meno, della possibilità di sovvertire insieme questo disumano “ordine sociale”.

La precarietà induce ad aggrapparsi ad ogni pagliuzza scambiata per uno scoglio sicuro: un elogio sincero o interessato, un compito in più svolto oltre la propria mansione (e mai retribuito), il rendersi indispensabili nel proprio servizio, ma senza mai osare chiederne il dovuto riconoscimento. Ecco, in breve, la vita da precario!

La società civile ha oggi  creato al proprio interno un nuovo strato, quello dei precari appunto, che pur occupando una posizione un tantino più in alto di quella degli inoccupati,  non vede riconosciuta  alcuna funzione nella garanzia dei servizi essenziali alla cittadinanza. E presto – ahinoi – chi governa giungerà a dimostrare anche la non essenzialità di quei servizi, sottraendoli dai diritti di tutti cittadini e, magari, eliminandoli!

Il precario si percepisce come un “Signor Nessuno”: fossilizzato nel suo “non ruolo”, proiettato verso un “non futuro”, coniuge e genitore incapace di garantire la serenità alla propria famiglia.

Guarire dal male del secolo che chiamiamo “precarietà” dipende solo dalla acquisizione della necessaria consapevolezza che a compiere il proprio DOVERE deve corrispondere il riconoscimento del proprio DIRITTO ad un lavoro stabile e ad un futuro sereno.

Muovere da tale consapevolezza è il primo passo perché le cose cambino e cambino davvero.

Attendere che qualcuno – cui si è delegato il proprio destino – decida per il meglio è, non solo ingenuo, ma forse anche opportunistico. Sottrarsi alla lotta collettiva, infatti, per farsi strada da sé, attraverso piccoli o grandi, ma comunque sempre miserabili, favoritismi, non è degno di nessun lavoratore, di nessun cittadino, di nessun uomo!

La lotta per i diritti sociali garantisce ogni singolo, il singolo che lotta per se stesso non garantisce i diritti di tutti e resta schiavo del “Dio” di turno!

UNITI SI VINCE
ed ogni possibilità umana può diventare realtà!

Viviana Stiscia

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